Guida alla finanza agevolata: strumenti e vantaggi per le aziende

Finanza agevolata: la guida completa per le imprese

La finanza agevolata è una leva strategica per far crescere le imprese, ma spesso è fraintesa o sottovalutata. Non si tratta solo di bandi o crediti d’imposta. È un insieme di strumenti – crediti d’imposta, contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso agevolato, agevolazioni fiscali e garanzie bancarie – che, se utilizzati con metodo e visione, permettono alle aziende di investire meglio, ridurre i rischi e ottenere un reale vantaggio competitivo.

In questa guida pratica analizziamo cos’è davvero la finanza agevolata, chi può utilizzarla, quali opportunità offre e quali errori evitare per sfruttarla al meglio.

Che cos'è la finanza agevolata

Tutti ne parlano, tutti la propongono agli imprenditori. Moltissimi la utilizzano, altri ancora restano diffidenti. Ma cos’è realmente la finanza agevolata?

La risposta sembra scontata, anche se in effetti non lo è. Quando incontro un imprenditore mi capita spesso che identifichi la finanza agevolata in un semplice bando di finanziamento o in un credito d’imposta. Questo è un approccio sbagliato. La finanza agevolata è un insieme di tante opportunità, spesso molto diverse tra loro, ma sempre orientate a sostenere le imprese nei più svariati ambiti di investimento e di crescita. Essenzialmente possiamo raggruppare queste opportunità in cinque macro categorie: 

  • I contributi a fondo perduto
  • I finanziamenti a tasso agevolato
  • La garanzie bancarie 
  • Le agevolazioni fiscali
  • I crediti d’imposta 

Entrando più nello specifico, i contributi a fondo perduto sono aiuti diretti, erogati sotto forma di denaro che l’impresa non è tenuta a restituire. Rappresentano una spinta importante per investimenti che altrimenti sarebbero troppo onerosi o da rimandare nel tempo. 

I finanziamenti a tasso agevolato sono prestiti concessi a condizioni più favorevoli rispetto al mercato: interessi più bassi, piani di ammortamento più lunghi, periodi di preammortamento o quote a carico dello Stato.

Le garanzie bancarie non sono un’erogazione diretta di aiuto economico, ma uno strumento di accesso agevolato al credito. Una garanzia pubblica – ad esempio quella rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia – consente all’impresa di ottenere prestiti dalle banche senza dover offrire garanzie reali. Questo riduce il rischio per l’istituto di credito e rende più facile l’approvazione del finanziamento. È una leva potente per migliorare la struttura finanziaria, ma va utilizzata con criterio: come tutte le forme di indebitamento, deve essere sostenibile.

Le agevolazioni fiscali sono misure che agiscono direttamente sulla tassazione delle imprese: deduzioni, detrazioni o esenzioni che riducono il carico fiscale su determinati investimenti. Esempio “classici” sono il Patent Box e l’Ace. 

I crediti d’imposta, infine, sono importi che possono essere “scalati” dalle imposte da versare (Iva, Irap, Ires, Inps, etc.). Tra i più comuni crediti d’imposta utilizzati negli ultimi anni dalle imprese figurano quelli del cosiddetto Piano Industria 4.0 (credito d’imposta ricerca e sviluppo, credito d’imposta formazione 4.0, e crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali 4.0).

    

La finanza agevolata è per tutti?

In linea generale tutte le aziende possono ottenere contributi e agevolazioni sotto varie forme, fermo restando che ci sono agevolazioni destinate a specifici settori produttivi che ovviamente tagliano fuori tutto il resto dei codici Ateco. Altra cosa su cui fare molta attenzione (e che oggi è un requisito molto ricorrente per poter ottenere contributi) è l’essere in regola con gli adempimenti contributivi e in materia di salute e sicurezza. A questo si aggiunge il fatto che le aziende che richiedono contributi non devono esser state destinatarie di sanzioni 231 o, comunque, non devono aver avuto problemi con precedenti agevolazioni. 

È bene subito sfatare un falso mito, secondo il quale la finanza agevolata è rivolta solo alle grandi aziende. Non è assolutamente vero. Anzi, al contrario, la grande azienda è senz’altro la categoria più esclusa dalle agevolazioni, che invece sono nella maggior parte dei casi rivolte a sostenere gli investimenti delle Pmi, talvolta in alcune specifiche categorie o con diversificazioni geografiche ben definitive (ad esempio, gli incentivi destinati alle imprese del Mezzogiorno).

C’è poi un’altra casistica particolare, quella del Patent box che erroneamente viene considerata una misura d’elite, destinata solo alle grandi imprese. In realtà, in Ransomtax siamo riusciti ad applicarla anche alle Pmi con risultati molto soddisfacenti.

In definitiva possiamo quindi affermare che la finanza agevolata è per tutti. Certo, ci sono aziende più indicate o che possono sfruttare maggiormente le leve della finanza agevolata rispetto ad altre. Ma questo dipende dalla tipologia di agevolazione e dall’ambito che supporta. In linea di massima, per nostra esperienza, possiamo dire che le aziende del settore produttivo hanno a disposizione più opportunità più rispetto alle aziende di servizi, ma esistono anche tante opportunità per quest’ultima tipologia di impresa.

Finanza agevolata: aree di investimento, quando utilizzarla e come

Dopo aver definito la finanza agevolata e le macro categorie di cui si compone, cercherò adesso di fare chiarezza su quali sono le aree di investimento che possono essere supportate dalle agevolazioni. Analizzando le opportunità presenti sul mercato possiamo desumere che le attività di impresa maggiormente supportate dalla finanza sono le seguenti: 

1. Acquisto di beni strumentali; 

2. Acquisto e ristrutturazione di immobili; 

3. Ricerca, sviluppo e innovazione; 

4. Formazione del personale; 

5. Internazionalizzazione, 

6. Digitalizzazione; 

7. Efficientamento energetico

L’obiettivo di qualsiasi agevolazione è quello di massimizzare gli investimenti. Sintetizzando, il progetto di investimento agevolato (a prescindere dalla forma: credito d’imposta, contributo a fondo perduto o altro) rispetto a quello non agevolato costa meno e, quindi, l’imprenditore attento e organizzato sotto il profilo della finanza agevolata è quello che acquisisce maggior vantaggio competitivo, candidandosi a vincere la sfida del mercato rispetto ai propri competitor. A parità di investimenti spende meno, oppure con gli stessi costi riesce ad acquistare impianti più recenti, produttivi e performanti. 

Uno degli errori più classici che ho visto commettere agli imprenditori è quello di “ricordarsi” che esiste la finanza agevolata solo quando esce un bando particolare o viene promossa un’agevolazione specifica: “C’è il bando e quindi compro il bene strumentale”. Questo è un approccio assolutamente sbagliato. È chiaro che il principio sottostante l’agevolazione è il cosiddetto effetto incentivante, cioè quello di “spingere” le imprese a fare investimenti e a innovare. Ma attenzione, quando questo modus operandi diventa l’unico motivo per compiere un investimento, l’agevolazione può trasformarsi in un incubo. Infatti, acquistare un bene per il solo fatto che c’è un’agevolazione è un grosso rischio per l’impresa.  L’azienda che ha una visione strategica investe perché ha la necessità di investire, e non in funzione dell’agevolazione del momento. In questo contesto, l’agevolazione è un vero “boost”, perché qualsiasi problema o criticità che dovesse presentarsi in futuro sarà senz’altro superabile. Il mio consiglio è quello di fare investimenti che possono essere sostenibili a prescindere all’aiuto economico fornito dall’agevolazione.

Essenzialmente abbiamo due modalità di accesso alla finanza agevolata, diametralmente opposte. Da una parte le agevolazioni automatiche e dall’altra quelle a sportello. Senza entrare nei tecnicismi, un esempio pratico è dato dalla differenza tra i bandi e i crediti d’imposta. Quasi tutti gli imprenditori che stanno leggendo avranno utilizzato una o più misure di Industria 4.0 (poi, Transizione 4.0), mi riferisco al credito d’imposta per i beni strumentali 4.0, per la formazione 4.0 e per la ricerca e sviluppo, oppure anche il credito d’imposta per il Mezzogiorno (o Bonus Sud). Si tratta di misure automatiche. Cioè l’imprenditore ha determinato in autonomia la propria agevolazione, senza che alcun ente abbia effettuato verifiche a monte. Questo pacchetto di misure, molto apprezzato, oltre che dall’automaticità, è stato caratterizzata anche dalla cumulabilità e dalla retroattività. Infatti, sugli stessi investimenti si sono potuti compensare più benefici (con l’unico limite del non superamento del costo) e, soprattutto, le misure si sono potute rendicontare dopo aver sostenuto i costi, retroattivamente.


Dalla parte opposta ci sono i bandi (che sono riconducibili alle categorie dei contributi a fondo perduto e dei finanziamenti a tasso agevolato). Qui la logica è diversa. Meno rischio di incorrere in errori, ma procedimento più lungo e non dipendente dall’imprenditore. 

I player della finanza agevolata

l mondo della finanza agevolata è essenzialmente popolato da tre grandi categorie di player: i singoli professionisti, gli studi professionali e le società di consulenza.

I singoli professionisti – commercialisti, consulenti, ingegneri, periti – hanno il grande vantaggio di poter offrire una conoscenza tecnica approfondita e un rapporto diretto con l’imprenditore. Sono spesso capaci di adattarsi velocemente alle esigenze del cliente. Purtroppo però, quando ci si muove in ambiti complessi come quello delle agevolazioni, emergono chiaramente dei limiti. Il singolo professionista non può contare su una struttura organizzativa solida, il lavoro è spesso concentrato su un solo aspetto (ad esempio, fiscale o tecnico) e si perde la visione d’insieme necessaria per gestire pratiche articolate, con il rischio che le tematiche vengano trattate in modo parziale generando errori spesso oggettivi e insanabili.

Gli studi professionali rappresentano un’evoluzione del singolo professionista, grazie alla presenza di team multidisciplinari e di una struttura organizzata per erogare servizi integrati. Questo consente di seguire l’impresa su diversi fronti e di offrire una consulenza più ampia e articolata. Tuttavia, spesso l’approccio rimane tradizionale e le agevolazioni vengono viste come un servizio “accessorio” rispetto alle attività di base, come ad esempio la contabilità, con un aggiornamento limitato sulle novità di settore e una minore capacità di innovazione. Il rischio è che la pratica venga gestita in modo standardizzato, senza la verticalità necessaria e con una preparazione insufficiente a reggere le complessità normative.

Le società di consulenza, infine, puntano tutto sulla specializzazione verticale. Qui troviamo strutture con processi organizzati, strumenti digitali evoluti e team di esperti tecnico-scientifici capaci di scalare il servizio su ampi volumi di clienti. Il punto critico, però, è proprio questo: il cliente rischia di diventare un numero. L’approccio “industrializzato” porta spesso a proporre soluzioni standard, pacchetti precostituiti, senza un reale ascolto delle esigenze specifiche dell’azienda e senza un’attenta valutazione dei rischi. Si rincorrono i volumi e le performance commerciali, sacrificando la personalizzazione.

Ma quindi, quale player scegliere? Non esiste una risposta adatta a tutti. Molto dipenderà dalle necessità e dalle aspettative della tua impresa. 

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Le principali metodologie di consulenza

Nel campo della finanza agevolata esistono due tipologie di rapporto che si possono instaurare tra l’impresa e il consulente: la consulenza spot e la consulenza continuativa.

La consulenza spot è pensata per rispondere a esigenze specifiche e circoscritte, come ad esempio partecipare a un bando, richiedere un credito d’imposta su un progetto passato, preparare una rendicontazione per una singola misura. Ricorrere alla consulenza spot è come chiamare un idraulico solo quando si rompe un tubo. Risolve il problema del momento, ma non ha una visione complessiva dello stato dell’impianto idrico, né previene altri guasti. Può sembrare più economico e veloce, ma spesso espone l’azienda a interventi improvvisati, frammentari e con un rischio più alto di errori o inefficienze.

La consulenza continuativa, invece, è un vero e proprio accompagnamento strategico. Significa lavorare insieme per integrare la finanza agevolata nella pianificazione aziendale. Mappare costantemente le opportunità, programmare investimenti in ottica di beneficio fiscale, monitorare obblighi e scadenze, aggiornarsi su normative e rischi. Anche qui l’analogia è semplice. È come avere un medico che ti segue nel tempo, conosce la tua storia clinica, ti aiuta a prevenire problemi e ti indirizza agli specialisti giusti quando serve.

Noi abbiamo scelto di focalizzarci sulla consulenza continuativa perché siamo convinti che la finanza agevolata non sia un evento isolato nella storia di un’azienda, ma una leva sempre presente, un’opportunità che evolve nel tempo e che deve essere gestita con metodo e visione. Ricorrere alla finanza “una tantum” può volere dire perdere occasioni, correre rischi inutili e affidarsi spesso al caso.

Come scegliere il partner di finanza agevolata

Anche qui voglio raccontare la nostra esperienza, non per esercizio di autoreferenzialità ma nell’auspicio che possa risultarti utili nelle tue scelte.

Quando verifichiamo i crediti d’imposta già utilizzati dalle aziende per comprendere se sono al sicuro dai rischi di sanzioni in caso di controlli, chiediamo sempre come sono stati rendicontate le agevolazioni, visto che, come abbiamo già detto, l’automaticità ha consentito in molti casi all’imprenditore di agire in autonomia. A volte abbiamo trovato crediti d’imposta rendicontati da società di consulenza non più esistenti, oppure da realtà che, dalle nostre ricerche, risultavano operare in ambiti del tutto estranei e non qualificabili. Insomma, soggetti che non avrebbero mai potuto rappresentare i partner giusti da scegliere.

Al giorno d’oggi la nostra vita è pubblica, soprattutto se abbiamo un ruolo professionale. La prima cosa che ti consiglio di fare è verificare il sito web della società che vi sta proponendo il servizio di consulenza, i canali social, le referenze. Tra le cose più assurde che ci sono capitate in questi anni c’è sicuramente quella di esserci trovati a difendere imprenditori le cui agevolazioni erano state implementate da società di marketing! Ti faresti operare a cuore aperto da un odontoiatra? Spero proprio di no.

Per intercettare senza rischi le opportunità della finanza agevolata sono necessarie competenze multi professionali. Non basta solo l’ingegnere, solo il commercialista, solo l’avvocato, ma è necessario che queste figure operino in assoluta sinergia. Affidati a chi può offrirvi tutto ciò.

L’elemento “prezzo” nella finanza agevolata

Un elemento su cui è importante riflettere è quello del costo del servizio che i consulenti di finanza agevolata ti propongono. Se c’è uno scostamento importante tra due proposte diverse cerca di capire dov’è la differenza, perché c’è. Devi solo indagare bene. Ad esempio, se stai valutando un mandato a “success fee” con percentuale al risultato del 10% e uno del 15% potresti molto probabilmente scoprire che prevede anche l’assistenza tributaria, cioè non solo una tutela successiva ma ancheuna modalità operativa preventiva molto più prudente. Questo surplus di costo in più oggi, può essere una risorsa domani. 

Se non hai dimestichezza sugli argomenti, chiedi al commercialista o a qualche tuo collega imprenditore che ha più esperienza. Non fidarti di chi “vende” risultati facili. Non esiste niente di facile, soprattutto quando si tratta di soldi.

Perché alcune aziende ottengono milioni di euro con la finanza agevolata e altre no

Le aziende che ottengono più risultati in termini di benefici economici ottenuti non sono solo più fortunate. Sono quelle che hanno obiettivi chiari, sanno dove stanno andando e perché. Non si muovono inseguendo il bando del momento, ma inseriscono la finanza agevolata in un disegno strategico più ampio. Hanno un’organizzazione capace di gestire tempi, scadenze, priorità. E soprattutto riconoscono il valore della consulenza. Non cercano il prezzo più basso, ma il ritorno più alto, sapendo che professionalità e competenza fanno davvero la differenza.

C’è un punto che spesso non viene detto abbastanza. Le aziende di successo non investono perché ci sono i contributi da ottenere, ma perché credono nei loro progetti. Le agevolazioni arrivano a sostegno di una visione già solida, non come unico motivo per muoversi. Al contrario, chi parte inseguendo solo l’incentivo, senza una reale strategia, spesso finisce per perdersi per strada.

Il consiglio finale che mi sento di dare è questo. Fermati a pensare. Prima di firmare, prima di partire, prima di “sfruttare un’opportunità”, chiediti se quel progetto ha senso anche senza il contributo. Perché le agevolazioni non trasformano un’idea fragile in un successo. Semmai amplificano ciò che già c’è. E chi lavora con visione e metodo, oggi più che mai, è pronto a cogliere il prossimo ciclo di opportunità.

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